Il Metodo ScodinzolHouse
Guidare il cane senza dominarlo
Educhiamo il cane con il rinforzo positivo, premiando ciò che fa bene, e con regole chiare date sempre con calma. Qui spieghiamo su cosa si basa il nostro Metodo e come lo applichiamo.

Cosa dicono gli studi sui metodi di educazione
C’è chi cerca di farsi rispettare con strattoni e collari che stringono, o mettendo il cane a pancia in su per fargli capire chi comanda. A volte sembra funzionare, perché la paura blocca il cane in fretta. Gli studi però dicono che i metodi basati sulla forza non sono più efficaci e aumentano stress e paura (Ziv, 2017). E in uno studio su cani seguiti per problemi di comportamento, le reazioni aggressive erano più frequenti dove si erano usati metodi che intimidiscono (Herron, Shofer e Reisner, 2009).
C’è anche chi lavora soprattutto con il rinforzo positivo. Per noi è la base, perché il cane ripete volentieri ciò che gli porta qualcosa di piacevole. Crediamo però che gli servano anche confini chiari, dati con calma. Un cane senza confini spesso si carica di un peso che non sa portare.
C’è poi l’idea del capobranco, che la ricerca oggi ha superato. Nel 1999 l’ha ritrattata lo stesso David Mech, il biologo che aveva reso famoso il termine. Nei branchi in natura la guida è il genitore, che i piccoli seguono per fiducia.
La nostra posizione: fermezza senza durezza
Dal rinforzo positivo prendiamo il rifiuto di ogni durezza. Dall’etologia, l’idea che il cane abbia bisogno di una guida.
Un buon genitore dà ritmi e abitudini chiari, e proprio così fa sentire al sicuro i figli. Con il cane vogliamo essere fermi e affidabili senza mai essere duri, presenti senza essere prepotenti.
Il ruolo di riferimento ce lo guadagniamo ogni giorno. Quando trova in noi una guida calma e coerente, il cane si affida. Quando quel ruolo resta vuoto, se ne fa carico lui e resta in allerta, anche se nessuno glielo ha chiesto.
I cinque principi del nostro lavoro
- Partiamo dal singolo cane. La razza indica una propensione, ma spiega solo una piccola parte delle differenze di comportamento fra un cane e l’altro (Morrill e altri, 2022). Il resto dipende dal carattere. Con un cane timido il nostro obiettivo è il miglior timido possibile, non un leone.
- Scegliamo la tecnica dopo aver capito perché il cane si comporta in quel modo, così il lavoro agisce sulla causa e non solo sul sintomo.
- Il ruolo di guida ce lo dà il cane, e ce lo dobbiamo meritare ogni giorno.
- Conta la coerenza, cioè che le regole di casa valgano sempre e per tutta la famiglia. Non serve rinunciare a ciò che ti piace fare con il tuo cane: basta farlo sempre allo stesso modo.
- Tutto ciò che diciamo si può osservare, e ti insegniamo a vederlo.
Un piano su misura per il cane e per chi vive con lui
La coerenza che serve cambia con il carattere. A un cane emotivo e collaborativo basta una mano leggera, mentre un cane forte e indipendente chiede regole più costanti.
Lo stesso vale per te. Una famiglia con bambini, chi vive da solo e lavora tutto il giorno e un anziano con poca forza hanno vite diverse. Un piano adatto a una non funziona per le altre. Per questo partiamo dalla tua vita e dal tuo cane, e il piano si adatta alle tue abitudini invece di stravolgerle.
Nei giorni in cui non ci siamo sei tu a portare avanti il lavoro, e per questo lo costruiamo insieme a te.
I tre limiti che non superiamo
Niente paura e niente dolore
Non diamo strattoni, non urliamo e non usiamo niente che faccia male. Un cane che ha paura sta fermo perché ha paura, non perché ha capito. E continua a lungo a tenere d’occhio chi gli ha fatto paura.
Non giudichiamo un cane dalla razza
«È grosso, quindi vuole comandare». «È un maschio, deve fare il capo». «È un labrador, sono tutti buoni». Prima lo conosciamo, poi decidiamo cosa fare. È il tuo cane a mostrarci com’è, non la sua razza.
Il lavoro rispetta i tempi del cane
Un cane stanco o spaventato non impara, per quante volte gli facciamo ripetere l’esercizio. Per questo guardiamo i segnali con cui ci dice che è in difficoltà e, appena li vediamo, gli chiediamo qualcosa di più facile.
Come decidiamo cosa fare
Con ogni cane procediamo per passi. Prima osserviamo cosa fa e capiamo cosa prova. Da qui scegliamo cosa fare, verifichiamo come risponde e correggiamo quando serve.

Le persone che lavorano con il tuo cane contano quanto il Metodo, perché un educatore preparato si accorge presto quando un approccio non funziona e lo cambia.
Le fonti di questa pagina
Razza. Morrill e altri, Science, 2022. Su più di 18.000 cani descritti dai loro proprietari, la razza spiega circa il 9% delle differenze di comportamento fra un cane e l’altro.
Capobranco. L. David Mech, Canadian Journal of Zoology, 1999. L’autore, che con un libro del 1970 aveva reso famoso il «lupo alfa», scrive che il termine è fuorviante: in natura il branco è una famiglia guidata dai genitori.
Metodi duri. La rassegna di Ziv, Journal of Veterinary Behavior, 2017 raccoglie gli studi sui metodi basati su punizioni e pressioni, e conclude che possono compromettere il benessere del cane. Lo studio di Vieira de Castro e altri, PLOS ONE, 2020 confronta lo stress, misurato sul comportamento e sul cortisolo, dei cani educati con questi metodi e di quelli educati con il rinforzo positivo. Quello di Herron, Shofer e Reisner, Applied Animal Behaviour Science, 2009 raccoglie con un questionario le risposte di 140 proprietari di cani seguiti da un servizio veterinario per problemi di comportamento: dove erano stati usati metodi che intimidiscono, i proprietari riferivano reazioni aggressive più spesso che con gli altri metodi.
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La prima telefonata
Durante la prima telefonata valutiamo la situazione e fissiamo l’appuntamento. Lavoriamo a Jesolo, Cavallino-Treporti, San Donà di Piave e nei comuni vicini.
